Qualche giorno fa stavo lavorando con un uomo.
A un certo punto della sessione mi dice: "Sento che sono sulla strada giusta, ci sto lavorando da anni. C'è ancora tanto da scavare, ma non mollo."
Gli ho chiesto di fermarsi su quella frase.
"Ci sto lavorando."
Gli ho chiesto: qual è la premessa da cui parti, quando dici così?
"Che...c'è ancora qualcosa da sistemare?"
Esatto.
Ogni volta che dici "ci sto lavorando", stai confermando a te stesso che oggi sei un cantiere aperto. Che oggi c'è qualcosa che non va. Che la versione aggiustata di te esiste, ma è nel futuro, di certo NON ADESSO.
E la mente, a quel punto, fa il suo lavoro: trova conferme a quello che crede.
Ogni volta che reagisce in un certo modo, ogni volta che ricade in uno schema; vedi? C'è ancora tanto lavoro da fare.
Io amo la consapevolezza, credo veramente che sia il primo vero passo per uscire dalla sofferenza. Ma ad un certo punto la consapevolezza diventa il limite.
E sai cosa intendo, se oggi conosci tanto (hai analizzato, scavato nel passato,..) ma poi non senti davvero una differenza nella tua vita.
È un punto in cui tutti prima o poi ci incastriamo, perchè crediamo che capire sia la soluzione definitiva.
Se capisco allora si risolve.
Non è così.
C'è una cosa che dico spesso:
Analizzare la prigione non ti fa uscire dalla prigione. Ti rende solo un esperto di prigioni.
Ti serve accendere la luce.
Puoi passare anni a capire perché reagisci in un certo modo, da dove viene uno schema, cosa ti è successo nell'infanzia. Quella comprensione ha un valore, ma non è quella che ti libera.
Perché non puoi usare lo stesso strumento che ha creato la storia per smontarla. L'analisi è parte della storia. Più analizzi, più la storia si consolida, diventa più dettagliata, più convincente, più reale.
In altre parole ad un certo punto non ti serve capire il buio. Ti serve accendere la luce.
E la luce, in questo caso, è una domanda diversa da quella a cui siamo abituati.
Non "cosa devo ancora sistemare in me?" ma:
E se non ci fosse niente da sistemare?
Non come consolazione o come frase motivazionale ma come vera domanda da sentire.
Perché dimmi la verità Reader, puoi guarire da qualcosa che non è mai stato rotto? ☺️
La tua essenza non è mai stata intaccata da quello che hai vissuto. Quello che stai chiamando "guarigione" è, spesso, solo il modo in cui continui a dare vita alla storia di essere qualcuno da riparare.
E finché tieni in piedi questa storia, il cantiere resta aperto.
La sofferenza si basa su un principio molto semplice; hai qualcosa che non vuoi nella tua vita oppure non hai qualcosa che vuoi.
In entrambi i casi...stai decidendo che adesso non va bene.
Ed è un peso enorme da portare. Perché la realtà di adesso è l'unica che hai: non è giusta o sbagliata, è semplicemente ciò che c'è.
Può non piacerti (anche a me tante cose non piacciono) ma mi vanno bene.
Perchè la situazione esterna può anche non cambiare subito, ma la storia che ti racconti su di essa e su di te, quella sì.
E quando cambia la storia, la sofferenza se ne va quella.
Un abbraccio,
Daniele
p.s. Se ti interessa sentire davvero quella leggerezza e libertà considera un lavoro individuale con me, puoi candidarti. Quando ci saranno posti liberi sarai avvisato/a.
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