Razionalmente sappiamo tutti che fare troppo, a un certo punto, ti fa crollare.
Allora perché non riusciamo a fermarci?
Posso dirti di me, perché fermarmi, non riguardava solo fare meno, significava qualcosa di molto più profondo: insicurezza, instabilità, la sensazione di tornare indietro.
E a quel punto non si parla più di lavoro, risultati o cose da ottenere.
Si parla di identità.
Perché quando per anni impari a sentirti al sicuro attraverso il fare, smettere diventa quasi minaccioso.
La mente preferisce continuare la storia del “non è ancora abbastanza”
piuttosto che affrontare la domanda più scomoda:
chi sono se non sto inseguendo niente?
Ed è qui il paradosso.
Più cerchiamo di aggiustare qualcosa attraverso lo sforzo continuo,
più stiamo implicitamente dicendo a noi stessi che c’è sempre qualcosa che non va.
E così lo sforzo diventa l’ostacolo stesso.
Vale anche per l’ansia, l’ambizione, il perfezionismo, l’iper-controllo, la difficoltà a riposare.
Quindi, nonostante tutto, dentro rimaneva quella tensione di fondo, come se dovessi ancora arrivare da qualche parte.
Come se la pace fosse sempre nel prossimo traguardo.
C’è una frase spesso attribuita a Rumi che dice più o meno così:
Se insegui una farfalla, continuerà a sfuggirti.
Se invece apri la mano, la vedrai posarsi su di te.
Descrive bene quello che ho iniziato a capire.
Alcune cose arrivano quando smettiamo di rincorrerle.
NON quando smettiamo di agire.
Ma quando smettiamo di costruire la nostra identità solo attorno al fare.
Negli ultimi giorni ho riflettuto molto su questo, anche perchè a volte torna ancora questa sensazione.
Inoltre ascoltando una conversazione tra due grandi imprenditori, mi sono reso conto ancora una volta di quanto questa sensazione sia comune… questa sensazione anche tra persone di "successo" . Quando continuiamo a crescere fuori… ma dentro qualcosa resta vuoto.
Una sensazione difficile da spiegare.
Come se mancasse qualcosa.
Magari la senti come un velo di tristezza che nascondi dietro un sorriso forzato.
Ti sei abituato a costruire mosso da tensione, responsabilità, bisogno di sicurezza o dal desiderio di dimostrare qualcosa.
E spesso funziona: i risultati arrivano. Solo che il sistema che ti ha fatto arrivare fin lì non si ferma.
Ed è lì che molte persone iniziano a pensare di aver bisogno di un obiettivo più grande.
E chiaramente il successo ha mille forme diverse.
Per qualcuno è libertà economica.
Per altri è pace mentale.
Per altri ancora è sentirsi amati, utili, vivi.
Ma c’è una cosa che raramente mettiamo in discussione:
da dove nasce la nostra spinta?
Ho analizzato la conversazione di questi due personaggi; Alex Hormozi imprenditore americano e Tony Robbins coach e motivatore.
Se senti che stai costruendo tanto nella tua vita, penso possa parlarti.
E se hai voglia, rispondimi a questa email:le cose che stai costruendo oggi nascono da pienezza…
o dal bisogno di rincorrere qualcosa che non ha ancora un nome?
A presto,
Daniele
Percorso individuale
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