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Daniele Leggio

Diventare indipendenti in un mondo che crolla (pt.3)


Diventare indipendenti in un mondo che crolla (pt.3)

Continua la serie "dove trovare la Vera" sicurezza

Daniele Leggio

Se nelle ultime due email abbiamo parlato di sicurezza, questa è la terza e ultima parte.

E forse quella che va più alla radice.

Se non hai letto le altre ti consiglio di farlo, perché quello che segue ha molto più senso se hai già messo in discussione dove stai cercando sicurezza oggi. (le trovi qui)

Allora, una delle domande che probabilmente molti si stanno facendo è: "cosa fare mentre il mondo sembra sempre più instabile?"

E la risposta più sensata e comune che sento è: diventare indipendenti.

Indipendenti economicamente, quindi dal lavoro, dai sistemi, dai grandi approvvigionamenti alimentari, dal carburante… tutte cose che fino a qualche anno fa davano una sensazione di stabilità.
Oggi direi un po’ meno.

E la risposta ha senso, perché è vero che il contesto sta cambiando, è vero che alcune dinamiche sono sempre più discutibili, ed è anche vero che sviluppare una certa autonomia nel mondo di oggi non è più un lusso, ma una forma di intelligenza.

E anche se potrei parlarvi dell’essere indipendenti facendovi un orto, avendo un lavoro indipendente, usare il cavallo per andare a lavoro, in questa mail non parleremo di quanto è bello e importante coltivare le proprie carote o avere le proprie galline (anche se devo dire è sulla mia vision board😄🐓)

L’indipendenza di cui vorrei parlare oggi è molto più importante.

Senza questa, tutto il resto ha poca importanza.

Indipendenza (quella che non trovi là fuori)

Puoi avere più conti, essere libero nel lavoro, poterti spostare dove vuoi… ma restare comunque dipendente.

Dipendente da ciò che accade dentro di te.

Da un pensiero che si accende e prende spazio.
Da una paura che senti nel corpo e che diventa realtà.
Da una reazione che parte prima ancora che tu possa scegliere.
Da una notizia che ti entra dentro e cambia il tuo stato per ore.

Che differenza c’è tra essere controllato da un sistema…
o essere controllato dalle tue reazioni?

Io non credo, sempre limitato sei.

Quindi invece di chiedermi “da cosa voglio essere indipendente fuori?” per me è molto più importante prima domandarmi “quanto sono libero dentro ciò che già vivo?”

Perché se ci osserviamo, la maggior parte delle nostre azioni non nascono da una scelta lucida.

Nascono da una reazione (spesso legata alla paura).

Nella Bhagavad Gita, un testo antico ma sorprendentemente contemporaneo, questo tema dell’indipendenza interiore viene trattato con una profondità che ancora oggi mi lascia spiazzato. Perché alla fine, anche se il contesto è cambiato, la mente umana è rimasta la stessa.

Per chi non la conosce, è un dialogo tra Arjuna, un guerriero, e Krishna, che rappresenta una forma di coscienza più alta.

La scena è una battaglia, ma non è solo fuori con lance e spade.

Arjuna è paralizzato. Non riesce a combattere. È confuso, ha paura, si perde nei pensieri, nelle conseguenze, nei legami, nel giudizio nella paura di fallire.

E Krishna non gli dice semplicemente cosa fare, gli fa capire che il vero problema non è la battaglia ma il modo in cui lui la sta vivendo.

Il suo attaccamento, la sua paura, il suo identificarsi con ciò che sente. In altre parole, Arjuna non è bloccato dalla realtà ma da come la interpreta.

Ed è esattamente quello che succede anche a noi oggi.

Non è tanto quello che accade fuori a determinarci, ma il modo in cui veniamo trascinati dentro ciò che accade.

Il drama.

Degli altri.
Del mondo.
Delle notizie.
Delle nostre stesse emozioni.

Quando leggi una notizia e senti il corpo che si irrigidisce, qualcuno ti dice qualcosa e inizi a rimuginare per ore o quando una situazione va diversamente da come volevi e senti subito quella stretta familiare alla pancia.

Di solito in quel momento, parti.

Partono pensieri, interpretazioni, scenari, dialoghi mentali.
E senza accorgertene sei già perso.

Non è tanto la situazione, è quello che ci costruisci sopra.

E per me l’indipendenza inizia esattamente lì, nel momento in cui vedi questo meccanismo mentre accade.

Puoi ricevere un “no” senza costruirci sopra tutta una catastrofe?
Puoi sentire ansia senza trasformarla in “c’è qualcosa che non va”?
Puoi attraversare un momento difficile senza farlo diventare un problema mentale che si trascina per giorni?

La risposta è SI! Anche se sei un paranoico di professione😄

Perchè questa non è teoria, è pratica.

È accorgerti che tra ciò che succede e quello che fai dopo… c’è uno spazio.

Ed è in quello spazio che puoi diventare indipendente da quello che automaticamente fai con ciò che accade.

(Si si lo so... sembra tutto molto bello ma anche poco tangibile eh? Ma passiamo alla parte pratica.)

Metti in pratica⭐️

Perché alla fine questa cosa non succede perché l’hai capita.

Succede perché inizi a sentirla mentre accade.

Allora; la prossima volta che senti che qualcosa ti attiva, non serve fare chissà cosa.

Non serve calmarti, non serve sistemare qualcosa e men che meno “pensare positivo”.

Fai una cosa mooolto più semplice.

Accorgiti che è partito qualcosa.

Tutto qui.

Accorgiti che il corpo si è attivato.
Accorgiti che la mente ha iniziato a costruire la sua storia.

E invece di seguirla subito, resta un attimo lì.

Anche solo 5 secondi.

Magari senti dove lo percepisci nel corpo.
Petto, stomaco, gola… non importa.

E nello stesso momento allarga un minimo la percezione.

Senti i piedi appoggiati a terra.
Il respiro che entra ed esce.
Un suono attorno a te.

Non devi cambiare nulla.

Stai solo aggiungendo realtà a quello che la mente sta raccontando.

E in quei pochi secondi non stai più reagendo in automatico, stai vivendo senza essere trascinato.

E più volte fai questa cosa, più il sistema impara che non c’è pericolo reale in quel momento.

Ed è così che inizi davvero a costruire indipendenza.

(questa chiaramente è una micro pratica, se vuoi approfondire dai un'occhiata al mio percorso individuale)

Liberi (no matter what)

E qui torna il punto delle email precedenti, la sicurezza non arriva quando tutto è sotto controllo ma quando smettiamo di reagire come se tutto fosse una minaccia.

Per me è questa l’indipendenza più reale e tangibile che possiamo sviluppare oggi.

Non dal sistema.
Non dal mondo.

Ma da quel meccanismo che ci porta continuamente via da noi.

Felice come sempre di sapere cosa ne pensi ☺️
Un abbraccio,
Daniele

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