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Daniele Leggio

Dove trovare VERA sicurezza (pt.2)


Dove trovare VERA sicurezza (pt.2)

La mente non è programmata per renderti libero e felice.

Daniele Leggio

Se la settimana scorsa vi ho accennato il problema oggi affrontiamo la soluzione.

Dove trovare sicurezza in un mondo incerto.

Ribadisco un aspetto fondamentale visto nella mail precedente; la vita è incerta di Natura.

Non sono le tensioni politiche, una guerra, disgrazie a renderlo incerto, di sicuro non aiutano, ma dobbiamo essere obiettivi e capire che il mondo lo è sempre stato e sempre lo sarà.

Bene, se ti ho messo un po’ di ansia possiamo procedere.

Dove trovare sicurezza

Trovarla dentro di te è molto bello da sentire (oltre che vero) ma poco tangibile e pratico per molti di noi.

Quindi prima di arrivare alla risposta devi sapere qualcosa sulla sicurezza.

Ognuno di noi la vive in modo diverso.
Quello che per me rappresenta sicurezza potrebbe essere molto diverso per un ragazzo che vive in India, o per una donna che vive in un villaggio dell’Amazzonia.

Eppure la cerchiamo tutti.

Perché la sicurezza è un bisogno primario per l’essere umano, proprio come l’amore e la connessione (non quella wifi 😄)

Per questo, anche se i bisogni fondamentali restano gli stessi; un lavoro che ci permetta di vivere, un tetto sopra la testa, qualcosa da mangiare, per molte persone che vivono in questa parte del mondo la sicurezza ha assunto anche altre forme.

Non tanto alla sopravvivenza reale, quanto alla percezione di minaccia che la mente continua ad anticipare.

La meditazione

Ed è qui che alcune tradizioni orientali offrono una prospettiva interessante con una soluzione.

Nel buddhismo e in alcuni rami dello yoga si parla di uno stato di coscienza (Samadhi, Nirvana, Unità,..) nel quale non sei più identificato con tutto ciò che conosci della tua vita:

  • la tua storia
  • i ricordi
  • i traumi
  • i ruoli sociali
  • le convinzioni
  • la personalità
  • il corpo
  • le emozioni
  • le reazioni automatiche

In pratica ciò che in psicologia si chiamerebbe identità autobiografica.

Il cervello usa queste parti per creare un senso di sé coerente, è quella funzione che se per strada qualcuno urla il tuo nome: "Ehi Reader, come stai?" tu ti giri.

Raggiungere questo stato è possibile ed accessibile, non serve avere doti particolari, serve solo pazienza nel processo e praticare regolarmente.

Questo per esempio è il messaggio di una ragazza che fa il percorso 1:1 che racconta dell'esperienza:

Il punto però è questo: per quanto piacevole, questo stato non trasforma. Per mia esperienza (cosa poi che mi è stata confermata dal mio maestro).

Nonostante sono più di 10 anni che medito ogni singolo giorno e ho ricevuto immensi benefici da questo tipo di meditazione, trascendere l'identità non mi ha portato a risolvere la mia associazione con le mie ferite e traumi.

Probabilmente sarei molto più squilibrato oggi 😄 senza questi anni di pratica, ma con il tempo ho capito una cosa; per quanto quell’esperienza sia piacevole, da sola non trasforma davvero le ferite che portiamo dentro.

La sensazione che avevo era un po’ come andare in vacanza in un posto bellissimo, nessuno ti conosce, lasci indietro i problemi, respiri meglio, la mente si calma, ti senti leggero ma prima o poi torni a casa.

E quando torni, quello che avevi lasciato lì… è ancora lì.

I trigger ti riaccendono, una ferita si riapre, reagisci in modo sproporzionato, ti ritrovi a rimuginare, magari ansia, paure,..

Per una ragione molto semplice, che abbiamo già visto nelle scorse email; la mente non è programmata per renderti libero e felice.

È programmata per la sicurezza.

Ma non per la vera sicurezza.

Per quella che il sistema nervoso interpreta come sicurezza, spesso basata su vecchie esperienze, ferite e schemi del passato.

Ed è per questo che, anche quando il pericolo non c’è più, il sistema continua a reagire come se ci fosse.

Quindi che si fa?

Riprogrammare la mente

La paura ci ha protetto dai pericoli.
La rabbia ci ha aiutato a difendere i nostri confini.
La tristezza ci ha spinto a cercare supporto negli altri.

Ma il problema non sono le emozioni, piuttosto quando il nostro sistema continua a reagire oggi come se fossimo ancora nel passato (o in pericolo).

La memoria è una ricostruzione, questo significa che a volte il nostro cervello continua a cercare prove per confermare vecchie interpretazioni, anche quando nella realtà non sono più vere.

L'allenamento quindi è il seguente: creare una nuova associazione con ciò che il nostro sistema di difesa (sistema nervoso) reputa pericoloso o minaccia.

  • Il “no” di qualcuno che interpreti come rifiuto personale.
  • La paura di esporsi perché una volta è andata male.
  • Quella sensazione di non essere mai abbastanza.
  • la paura costante generata da notizie, tensioni politiche o guerre che ci fanno sentire che il mondo non sia più sicuro.

Una cosa è sapere che esistono pericoli nel mondo, un’altra è vivere nel corpo come se fossimo in pericolo in questo preciso momento.😳

Neuroplasticità

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Qui entra in gioco qualcosa di straordinario del cervello umano:
la neuroplasticità. Il termine è parte della soluzione, significa che il nostro cervello è plastico, cioè che può cambiare (e sì, a tutte le età).

E nel nostro caso lo fa percependo sicurezza e sofferenza nello stesso momento.

Quando riesci a stare con un ricordo, un pensiero o un’emozione difficile restando radicato nella sicurezza del qui e ora, ecco che la mente comincia a riscrivere l'associazione con quel ricordo.

Insomma stai informando il tuo sistema nervoso che ora è sicuro.

Un po’ alla volta il sistema nervoso apprende qualcosa che non può imparare né con la forza di volontà né scappando dalle emozioni:

il trigger non è più un comando automatico e il passato smette di possedere il presente.

Per concludere, credo che sia stata la pace, la leggerezza e la libertà che tanto cerchiamo non debbano essere legate all’assenza di momenti ed emozioni difficili, ma alla capacità di starci senza farsi travolgere.

Dopotutto che vita sarebbe fatta solo di emozioni positive?

Probabilmente un po’… noiosa.

Felice come sempre di sapere cosa ne pensi,

Ti abbraccio,

Daniele

Micropratica🫵🏼

La prossima volta che senti attivarsi qualcosa dentro di te. Un pensiero che ti irrita, una paura, un ricordo, una notizia che ti agita, prova questo.

  1. Appena puoi fermati un attimo.
    Non cambiare nulla. Nota solo che qualcosa si è attivato.
  2. Porta attenzione al corpo.
    Dove lo senti? Nello stomaco? Nel petto? Nella gola?
  3. Allarga leggermente la percezione.
    Senti il corpo, il respiro e lo spazio attorno a te nello stesso momento (nota una cosa che senti al tatto, una che vedi, un odore che percepisci, un suono che senti e un sapore in bocca)
  4. Lascia che la sensazione esista per qualche secondo senza reagire.

In quei pochi secondi stai insegnando al tuo sistema nervoso qualcosa che posso sentire questa cosa senza essere in pericolo.

Ed è proprio così che il cervello comincia a cambiare le vecchie associazioni.

Percorso individuale

Se ti interessa conoscere come riprogrammare la tua mente puoi ​candidarti​ al percorso 1:1, quando ci saranno posti liberi sarai avvisato/a.


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