Sono sparito per un mese.
Ho fatto un corso in diretta, cinque incontri, un gruppo piccolo e ho scelto di stare lì con la testa.
Ma sono tornato, devo dire mi mancava scrivere queste mail!
Mi hai fatto arrabbiare!
Te la ricordi Reader quelle volte che hai sentito qualcuno dire:
"Mi hai fatto arrabbiare!"
"Mi fai stare male!"
"Sei tu la ragione del mio malessere."
Magari l'hai detto anche tu.
Sembra normale, vero? Sembra ovvio che se qualcuno ti tratta male, tu stia male per colpa sua.
Ma è davvero così?
Immagina questa scena: sei in macchina, stai andando a un appuntamento importante. C'è traffico. Cominci a realizzare che arriverai tardi.
Sei arrabbiato? Stressato? Senti quella tensione in petto?
Ok. Adesso dimmi: di chi è la colpa?
Il 99% delle persone risponde: "del traffico, ovviamente."
Ma se fosse davvero così, se il traffico causasse la rabbia, allora chiunque si trovi in quel traffico dovrebbe essere arrabbiato esattamente quanto te.
E (per quanto strano) non è così.
C'è chi ascolta un podcast e se ne frega. C'è chi usa quel tempo per chiamare un amico. C'è chi è contento perché aveva bisogno di una pausa.
Stesso traffico. Esperienze completamente diverse.
Allora cosa sta succedendo?
Non è MAI il fatto a farti stare in un certo modo.
(si hai letto bene MAI)
Ma è la lente attraverso cui guardi il fatto.
E quella lente te la sei costruita tu, non consapevolmente, spesso da bambino un pezzo alla volta con le esperienze, con le parole degli altri, con le conclusioni che hai tirato su di te in certi momenti.
Il punto è che punti il dito verso l'esterno (il traffico, il capo, l'ex, l'economia, i figli che non aiutano), ogni volta che dici "mi hai fatto arrabbiare", ecc...
Stai dicendo: "io non ho nessun potere qui. Per stare bene, devo aspettare che tu/quella cosa cambi."
È una posizione che sembra logica ma è una trappola.
E so che a qualcuno questa cosa fa venire voglia di dire: "ma allora se qualcuno mi fa sentire male, non è colpa sua?"
Bella domanda. E la risposta è sottile.
Quello che l'altro fa è suo. Quello che tu senti è tuo.
Non perché le tue emozioni non contino, contano eccome. Ma perché quello che ti colpisce dentro, quella cosa specifica che ti fa male, risuona con qualcosa che già porti con te.
Le parole degli altri non creano le ferite. Le trovano.
Vittima vs Responsabilità
Non sto dicendo che le cose brutte non succedono. Succedono. Non sto dicendo che chi ti ha fatto del male fisicamente o emotivamente non abbia una responsabilità.
Ce l'ha.
Se qualcuno ti ha fatto del male per davvero, quello che ha fatto è reale.
Non lo sto sminuendo.
Ma quanto tempo stai ancora pagando per quello che è finito?
Perché il fatto, qualsiasi esso sia, è accaduto. È storia.
Ma la storia che ci costruisci sopra; "quindi non posso stare bene", "quindi non mi posso fidare di nessuno", "quindi sono così..." ; quella va avanti finché decidi di alimentarla.
Dire che hai potere su come stai oggi non significa dire che quello che ti è successo è colpa tua. Non significa che non hai sofferto e nemmeno che avresti dovuto reagire diversamente.
Significa solo che non devi rimanere lì per sempre.
Quello che qualcuno ti ha fatto ti ha reso vittima in quel momento. Ma continuare a portarlo ogni giorno, questo lo scegli tu Reader.
Non consciamente, non perché sei masochista (probabilmente 😄). Ma perché non ti sei mai concesso/a la possibilità di smettere.
Non sei quello che ti è successo.
Sei la persona che è sopravvissuta a quello che ti è successo.
E questa non è una frase motivazionale. È una differenza enorme su come ti svegli la mattina.
Il potere torna a te.
E sì, all'inizio fa un po' paura perché non hai più nessuno a cui puntare il dito. Ma dall'altra parte c'è una vita che non dipende da come si comporta il resto del mondo.
Spero ti abbia lasciato qualcosa questa mail, dopotutto è il motivo per cui le scrivo 🫶🏼
Se rispondi ti leggo,
Daniele
Percorso individuale
Se ti interessa andare in profondità sul lavoro idenitario e andare oltre i tuoi limiti puoi candidarti al percorso 1:1, quando ci saranno posti liberi sarai avvisato/a.
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