Mi ci sono voluti alcuni minuti per rendermi conto di quello che stava succedendo. Non per il dolore che sentivo ma per quello che diceva la mia mente.
"Devi andare avanti. Devi fare. Non mollare mai. Sii forte."
Lo stesso schema di sempre, che conosco bene, che ho visto e attraversato molte volte e che in passato credevo di aver risolto.
Invece era lì, ancora una volta.
Ci risiamo!
Conosci queste frasi Reader?
"ci risiamo! Ho reagito ancora in quel modo",
"non ho capito nulla",
"sono tornato indietro".
"non cambierà mai niente!!"
Sono sicuro di si, sono anche le frasi che più spesso sento dai miei clienti.
E capisco la sensazione. Fa schifo.
Me le ripetevo anche io, sembra di vanificare tutto il lavoro fatto, i soldi investiti e che in te, si proprio in te Reader qualcosa non funzioni.
Il motivo secondo me è semplice, è l'idea di COME crediamo funzioni il cambiamento.
Ovvero che la crescita sia una linea retta.
Che si parta da dove si è oggi, si faccia del "lavoro", si diventi più consapevoli, si facciano delle meditazioni, delle sedute di terapia, dei balli tribali 😄 e si arrivi finalmente a un punto futuro in cui tutto è risolto.
In cui non si cade più. In cui si è finalmente "a posto".
Ma, non funziona così.
Immagina piuttosto la tua crescita come una spirale.
Cioè che inevitabilmente Reader tornerai su alcuni temi della tua vita, alcune emozioni, alcuni schemi che ti faranno soffrire. Ma ogni volta che ci torni, sarai leggermente diverso/a.
Lo vedi prima. Ci rimani meno. Sai già dove porta.
In altre parole non ti fai più fregare dalla tua mente.
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Daniele non può mollare!
L'altro giorno stavo aiutando un amico a montare dei quadri.
C'era caldo, ero sudato e c'erano accesi due ventilatori.
Ad un certo punto, mentre prendevo una misura, ho sentito la schiena bloccarsi di colpo.
Uno spasmo muscolare su tutta la schiena alta. Mi sono bloccato.
La prima cosa che ho fatto? Mi sono steso???
Mi sono fermato?
Macché! Daniele ho continuato a prendere le misure!
Dopo qualche minuto, mi rendo conto della serietà della cosa e finalmente mi decido; saluto il mio amico, torno a casa, cerco di riposare.
E lì, con la schiena a pezzi, è iniziato il vero "problema".
Non il dolore fisico. Quello era gestibile.
Era la voce.
"Non puoi permetterti di fermarti."
Il giorno dopo avevo delle commissioni e chiamate importanti. E invece di rimandare e basta, mi sono ritrovato lì, dolorante e stanco a valutare, a cercare di capire se potevo spingere lo stesso.
Ci ho messo un po' prima di chiedermi: ma cosa sta succedendo qui? Non nella schiena. Nella mia testa.
Eccolo. Lo schema. Quello stesso che conosco bene, che ho visto mille volte.
Era ancora lì.
Te lo racconto non perché sia una storia drammatica ma perché so che quella voce in un modo o in un altro la conosci anche tu.
Magari la tua non dice esattamente "non puoi fermarti". Magari dice "non devo disturbare", o "se sbaglio perdo tutto", o "devo essere sempre disponibile".
Lo schema cambia. La struttura sotto è sempre la stessa: una parte di te che cerca di proteggerti facendoti pagare un prezzo altissimo.
Ma la struttura è la stessa: una parte di te che non riesce a mollare la presa. Che sa cosa sarebbe giusto fare, ma non riesce a farlo.
Nel mio caso, quella voce viene da lontano. Da quella sensazione che sia tutto sulle mie spalle. Che se smetto di spingere io, le cose si fermano. Che in qualche modo dipenda da me, le persone, le situazioni, l'esito di tutto.
Perchè per una parte di me mollare è una sconfitta.
E magari sembra una bella qualità a sentirla da fuori, i motivatori ci bombardano di frasi del genere; "non mollare mai!" "ti riposerai quando sei nella tomba", "no pain, no gain!"
Ma viverlo è una vera e propria prigione.
Perchè vorresti staccare, vorresti mollare la presa, ma dentro senti che non puoi.
Sai che ti farebbe bene, lo consigli anche agli altri, ma tu NON PUOI.
Qualche minuto
Alla fine ho rimandato tutto.
E se leggendo queste righe pensi: "Beato te, Daniele, che te lo puoi permettere! Io non posso nemmeno valutare una decisione del genere... ho i figli, le scadenze, un lavoro, delle responsabilità reali", fermati un secondo.
Ascolta questa frase nella tua testa: "Io non posso".
Ti sembra una descrizione oggettiva della tua realtà, vero?
Ma la verità è che non sono i tuoi figli, il tuo capo o le tue bollette a impedirti di fermarti. La verità è che sei intrappolato nella convinzione inconscia che tutto dipenda esclusivamente da te.
Che se ti fermi tu, crolla il mondo.
Che chiedere aiuto sia una debolezza.
Non sto dicendo che domani devi licenziarti o abbandonare le tue responsabilità.
Ti sto dicendo che probabilmente tua mente usa i tuoi doveri reali come un alibi perfetto per non farti guardare dentro e ammettere "oggi non ce la faccio, ho bisogno di una mano".
Quindi Reader sei davvero senza scelta?
Finché ti racconterai la storia del "non posso permettermelo", continuerai a pagare un prezzo altissimo, spacciando la tua prigione per senso del dovere. E te lo dice uno che non mollava mai 🙂
Tornerà
Quella parte di me che voleva andare avanti comunque?
Forse ci sarà ancora la prossima volta...
E sai cosa? Va bene così.
Ogni volta che vedi quella parte di te, che si sente in colpa, è arrabbiata, sente ingiustizia, ha paura, crede di non poter mollare..magari reagirai lo stesso ma sarà un momento prima, ci rimarrai un pò meno.
Perché non puoi tornare indietro, stai solo facendo un altro giro della spirale.
Onora te stesso/a.
E onora anche le persone che hai vicino, perchè se sei quello forte non permetti agli altri di essere a loro volta.
A presto,
Daniele
P.S. — Reader c'è uno schema limitante che continua a ripresentarsi nella tua vita, anche quando pensavi di averlo superato?
Se ti va rispondimi, magari possiamo affrontarlo insieme.
Percorso individuale
Se ti interessa andare in profondità sul lavoro identitario e andare oltre i tuoi limiti puoi candidarti al percorso 1:1, quando ci saranno posti liberi sarai avvisato/a.
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