La solitudine è tosta.
Non c'è niente da discutere, è un dolore antico, pesante, viscerale
Ed è vera? No
Siamo 8 miliardi, non siamo oggettivamente soli, ma allora perchè ci sentiamo soli?
Nessuno ti cerca (se non per chiederti un favore), devi sempre essere tu a proporre qualcosa, le persone sembrano distanti, sembra di vivere in una società sempre più connessa ma sconnessa.
Per il nostro cervello, che è rimasto quello dei tempi delle caverne, non essere cercati e visti equivale a essere stati abbandonati dalla tribù.
Fa paura. Fa un male cane. E non ha senso girarci intorno raccontandosi che "siamo tutti una cosa sola con l'universo".
Quando ti senti solo, ti senti solo e basta.
Ieri ho avuto una chiamata con una ragazza che vive dentro questa realtà; "alla fine non c’è nessuno, se non mi muovo io, non mi cerca nessuno. Devo fare sempre tutto da sola”.
Ho pensato che semplicemente copiarti e incollarti parte della trascrizione fosse più trasformativo anche per te piuttosto che farti uno spiegone.
M (cliente): "Ho capito tutto quello che dici. Ma se devo darmelo io questo amore, mi fa tanta tristezza...perché significa che alla fine sono veramente sola."
Daniele: "Ascolta attentamente le parole che hai appena pronunciato. "Significa che sono sola". Sola rispetto a cosa?"
M: "Rispetto ai miei genitori...al fatto che loro non ci saranno mai per me come vorrei."
Daniele: "Bene. Allora dimmi una cosa: la tua capacità di sentire la pace, l'amore o il tuo valore in questo momento dipende da due persone che si trovano a chilometri da qui e che ti parlano di pentole al telefono?"
Marica: (Ride) "Beh, no... ma vorrei che mi vedessero."
Daniele: "Lo so che lo vorresti. Ma stai dicendo che la tua felicità oggi, a 30 anni, è in ostaggio della capacità di comprensione di due persone che non sanno darti quello che vuoi. È come andare da un venditore di scarpe e arrabbiarsi perché non ti vende il latte.
M: "Ma sono i miei genitori...!"
Daniele: "Ed è fantastico! Sono le persone che ti hanno dato la vita. Ma chi ti ha detto che il loro compito sulla Terra fosse quello di farti sentire "vista"? E se il loro unico compito fosse stato quello di darti la vita e di essere esattamente così imperfetti, in modo che tu potessi svegliarti e scoprire chi sei QUALUNQUE COSA LORO FACCIANO?"
(Pausa. Ricalibratura del sistema nervoso).
Daniele: "Mi dici che sentire che spetta a te ti rattrista. Ma se la tua capacità di valere dipendesse da loro, saresti fottuta per sempre, giusto? Perché loro non cambieranno."
M: "Giusto."
Daniele: "Quindi, il fatto che dipenda ESCLUSIVAMENTE DA TE...è una condanna o è la PIÙ GRANDE LIBERAZIONE DELLA TUA VITA?"
(Silenzio. Qui c'è lo shift identitario).
Daniele: "Se dipende da te, significa che non devi più aspettare nessuna telefonata. Non devi più fare carte false, non devi più dimostrare di essere forte, non devi più fare la ragazza perfetta per ricevere un "brava". Sei libera. Adesso. La tristezza che senti non è per la solitudine: è il lutto della mente per la fine della tua storia di vittima. La mente piange perché sta perdendo il suo ruolo preferito: La figlia incompresa'."
....
La dinamica che ha creato la solitudine
La maggior parte di noi che oggi vive questo senso di solitudine è cresciuta con una dinamica del genere:
"Qui devo cavarmela da solo/a. Non posso fidarmi, non posso appoggiarmi a nessuno, non è sicuro, mi hanno abbandonato"
Di conseguenza sei diventato forte, indipendente, uno che risolve i problemi, che si arrangia, che non chiede mai aiuto.
Il problema è che, senza accorgertene, hai steso attorno a te chilometri di filo spinato.
Un filo spinato che manda un messaggio chiarissimo a chiunque ti circondi: Io non ho bisogno di nessuno. Io basto a me stesso.
Anche se chiaramente non è la verità.
Abbiamo tutti bisogno l'uno dell'altro in una forma o in un altra.
Ma gli altri percepiscono quel filo spinato e si allontanano. E la tua mente, invece di vedere il filo spinato, dice: "Visto? Avevo ragione io! Sono tutti egoisti, nessuno mi ama, devo fare tutto da solo".
È una profezia che si autoavvera. Il filo spinato serviva a proteggerti dal dolore di essere ferito...e oggi è diventato la prigione che ti impedisce di essere amato.
Ha senso ora Reader?
Perchè ora forse sei arrivato alla domanda che mi ha fatto la ragazza in call ieri:
"Ho capito razionalmente, ma non lo sento!"
Bene! Perché (mi ci gioco una pizza) che c'è una parte di te che sta ancora sperando segretamente che la realtà cambi.
Non lo senti perché stai ancora negoziando con la realtà.
Stai ancora dicendo: "Ok, io faccio il lavoro su di me, capisco questa cosa della solitudine, MA sperando che poi gli altri se ne accorgano. Sperando che mia madre, mio padre o le persone attorno a me finalmente mi vedano per chi sono."
Stai usando il "capire razionalmente" come un ennesimo strumento di controllo per evitare di mollare la storia.
Non hai bisogno di un esercizio. Hai solo bisogno di vedere l'assurdità di questo gioco.
Quando smetterai di pretendere che il passato, i tuoi genitori o le persone siano diversi da quello che sono stati e che sono oggi, non dovrai fare nulla per "sentirlo": la pace sarà semplicemente ciò che rimane.
Tu il filo spinato puoi anche lasciarlo lì. Ma adesso, almeno, sai chi l'ha messo.
Ti abbraccio, (se hai tolto il filo spinato)
Daniele
p.s. Se ti interessa sentire davvero quella leggerezza e libertà considera un lavoro individuale con me, puoi candidarti. Quando ci saranno posti liberi sarai avvisato/a.
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