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Daniele Leggio

Puoi pagarmi per essere felice?


Puoi pagarmi per essere felice?

Daniele Leggio

Accade questa settimana, una donna in sessione mi dice: "Mio marito è infelice.

Faccio di tutto. Lavoro tutto il giorno, poi torno a casa cucino, faccio le pulizie, il bucato. Niente basta mai. Io voglio solo renderlo felice."

Le chiedo: "Tu puoi far sentire le persone in un certo modo?"

Mi guarda come se le avessi chiesto se la terra è piatta. "Beh... sì, in parte. Se faccio o dico le cose giuste, lui sta meglio."

"Allora rendimi felice" le dico. "Oggi sono un pò giù."

Resta in silenzio qualche secondo.

Qualcosa dentro di lei fa "click".

Quel momento così prezioso quando dentro una persona si rompe quel meccanismo che l'ha limitata per tutta la vita.

Chi sei Dio?

C'è un presupposto, sotto, che nessuno mette mai in discussione: che tu Reader con le tue parole, le tue azioni, possa entrare nella testa di un altro essere umano e decidere come si sente.

È una convinzione che portano avanti moltissime relazioni.

Genitori che si sentono responsabili dell'umore dei figli. Partner che si sentono in dovere di "sistemare" l'altro. Persone che passano la vita a cercare di rendere felice qualcuno che, per quanto si impegnino, resta scontento.

E qualche settimana fa, ho visto questa convinzione ancora una volta crollare davanti ai miei occhi, in tempo reale, durante una sessione.

E prima che la mente ti porti nella direzione sbagliata.

NO, non sto dicendo che le tue parole, le tue azioni, la tua presenza non abbiano un impatto. Contano eccome.

Puoi essere gentile, puoi essere presente, puoi creare le condizioni perché qualcuno stia bene.

Ma quello che lui o lei fa con quelle condizioni, quella parte non è mai stata tua. Non lo è mai stata.

Semplicemente perchè NON hai questo potere.

Pensaci davvero un secondo. Per poter cambiare lo stato interno di un'altra persona; il suo umore, le sue emozioni, la sua pace, dovresti avere accesso diretto alla sua chimica, ai suoi pensieri, alla sua intera storia personale.

Dovresti poter entrare nella sua testa e "premere dei bottoni" e nessuno ha questo potere.

Né tu. Né io

Eppure ci comportiamo come se ce l'avessimo. Tutto il giorno.

Essere in relazione

E qui secondo me sta il punto che cambia tutto, (potrebbe non non piacerti quello che sto per dirti)

Quando ti prendi la responsabilità delle emozioni di un altro, in realtà gli stai togliendo qualcosa.

La possibilità di attraversare quello che sta vivendo. Di trovare da solo la sua strada per uscirne, di scoprire che ce la fa, anche senza di te lì a sistemare tutto.

Sotto, senza dirlo mai apertamente, gli stai anche comunicando:

"tu da solo non ce la faresti."

"Non mi fido che tu possa gestire questo da solo."

E questo non è amore, è il TUO bisogno di sentirti bravo. Per sentirti necessario. Per confermare a te stesso di essere un buon partner, un buon genitore, una brava persona.

E lo so può essere scomodo da sentire, ma se hai letto fino a qui forse era quello che avevi bisogno di ricordarti.

Non ci conosciamo Reader ma ci tengo a te.

Non so cosa fai, dove vivi, cosa stai vivendo, ma so una cosa che sotto sotto vorresti davvero

Non vuoi sprecare il tuo tempo e la tua energia in qualcosa dove non hai nessun potere.

Prenditi cura delle persone che ami. Stagli vicino, ascoltale e sostienile

Ma lascia che siano loro, alla fine, a decidere come stare. È un loro diritto. Ed è anche, in un certo senso, un regalo che fai a te stesso.

Reader, te lo chiedo senza troppi giri:

C'è una relazione nella tua vita dove ti sei preso/a la responsabilità di come sta l'altra persona? E cosa cambierebbe se per una settimana provassi a restituirgliela?

A presto,
Daniele

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