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Daniele Leggio

Sono volato in India per sentirmi dire la cosa che odiavo di più.


Sono volato in India per sentirmi dire la cosa che odiavo di più.

Daniele Leggio

Mi è sempre venuto facile riempire il mio tempo.

Non di cose futili ma di cose che avevano un significato per me.

Eppure ogni volta che raggiungevo un obbiettivo da me prefissato non sentivo mai una realizzazione che durasse più di tanto.

Più di 10 anni fa andai in India e dopo più di un mese, stavo per diventare insegnante di Yoga. Per settimane avevo meditato ogni giorno più volte al giorno, studiato e seguito la disciplina dell'ashram, sveglia all'alba, niente caffè, zero distrazioni.

Un giorno mi avvicino al mio maestro e gli faccio la domanda che avevo in testa da tempo: "Cosa devo fare per sentirmi finalmente realizzato?"

Lui mi guarda, in un silenzio lunghissimo, uno di quei silenzi che ti fanno venir voglia di riempirli.

Poi dice, con calma: "Daniele, la tua unica pratica ora è rallentare. Smettila di provare a essere migliore."

Sono andato via un pò deluso.

"Tutto qui? Rallentare?"

Il problema non era la parola.

"Rallentare" l'avevo già sentita, letta e capita, razionalmente. Come tante altre cose; sii presente, devi volerti bene, lascia andare.

Ma sentirle non cambiava niente. Perché sapere non è sentire.

E ci ho messo del tempo a capire perché rallentare mi dava fastidio in quel modo viscerale.

E non è che non volessi rallentare, ma rallentare (e al tempo non lo sapevo) minacciava chi credevo di essere.

Senza accorgermene, avevo passato anni ad associare il fare alla mia identità. Non stavo andando verso qualcosa ma scappando da una sensazione interna che ripeteva, sottovoce ma costante: non è mai abbastanza.

Quella voce non è uguale per tutti...

...ma c'è, in un modo o nell'altro, per ognuno di noi.

C'è chi non riesce a dire no. Non perché sia debole, ma perché da qualche parte ha imparato che i propri bisogni erano un peso. Che per essere amato bisognava rendersi utili, accondiscendenti, sempre disponibili. Dire no oggi è rischiare di perdere l'amore. E quindi dice sì. Sempre.

C'è chi usa qualcosa di esterno per non sentire. Cibo, alcol, scrolling, lavoro, shopping, spiritualità. Si, anche quella. Non importa cosa sia, la funzione è la stessa: riempire un vuoto e dirti che stai bene quando non è vero.

C'è chi giudica. Critica gli altri, trova sempre qualcosa che non va, abbassa chi gli sta intorno. Perchè è l'unico modo che conosce per combattere la voce interna che dice; "sei un incapace".

Chi vive nell'ansia costante. Controlla il telefono, ripassa gli scenari futuri, anticipa ogni possibile problema. È la strategia di chi ha imparato, troppo presto, che il mondo è imprevedibile.

C'è chi perfeziona all'infinito. Non si mostra, non inizia perchè c'è sempre qualcosa da sistemare, un dettaglio da rifinire, un momento migliore ad aspettarlo. Teme che, una volta fuori, il suo lavoro confermi la paura di non essere quello che vorrebbe.

Potrei andare avanti con tanti altri contesti...il positivismo tossico, chi si carica di tutto, chi si definisce "Ipersensibile, chi è ossessionato dal perdersi qualcosa, ecc..

Ma questi NON sono difetti.

Sono soluzioni.

Soluzioni intelligenti, creative, a volte geniali che abbiamo trovato in un momento della nostra vita in cui ne avevamo bisogno.

Il problema è che continuano a girare, anche quando non servono più. Anche quando ti limitano anche quando stai soffrendo.

E la cosa più stupida che puoi fare è cercare di gestirli.

Dirti di rallentare non serve. Dirti di "dire no" non serve. Dirti di rilassarti, di lasciar andare, di volersi bene non serve a NIENTE.

Non perché siano cose di per sé sbagliate ma perché stai cercando di cambiare un comportamento senza toccare quello che lo genera.

È come tagliare le erbacce senza togliere le radici.

Ricrescono sempre.

Quello che ho capito in India, e negli successivi è che non si tratta di capire di più o di fare diversamente.

Si tratta di incontrare quella parte di te che ha costruito tutto questo. Vederla, starci, senza scappare.

Questo è esattamente quello che affronteremo nel prossimo percorso che ho in programma con voi.

Zona d'ombra inizia il 24 Maggio.

Non è un corso su come migliorare. È un percorso per smettere di combattere le parti di te che non capisci ancora e iniziare a vederle per quello che sono. Perché quando le vedi davvero, perdono il potere che hanno su di te.

Per i prossimi 6 giorni c'è un bonus per chi si iscrive ora.

Zona d'ombra


A presto, Daniele

P.S. — Quale di quegli esempi ti ha colpito di più? Scrivimi.

Leggo personalmente tutto.

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Percorso individuale

Se invece vuoi lavorare con me puoi ​candidarti​ al percorso 1:1, quando ci saranno posti liberi sarai avvisato/a.


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