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Daniele Leggio

Come fare pace con l'ignoto


Come fare pace con l'ignoto.

Daniele Leggio

C'è una decisione che stai rimandando da mesi. Forse anni.

Non perché non sai cosa fare. In fondo, lo sai. Lo senti.

Ma ogni volta che ci arrivi vicino, qualcosa ti blocca. Inizi a raccogliere informazioni. A chiedere consigli. A fare liste di pro e contro. A immaginare come potrebbe andare male.

E più cerchi certezza, più ti sembra lontana.

Quello che chiami "non essere ancora pronto" ha qualcosa sotto che vale la pena guardare. Non è pigrizia. Non è mancanza di coraggio.

È la mente che cerca di controllare qualcosa che, per sua natura, non si può controllare.

E questo consuma. Molto più di quanto sembra.

Una domanda strana

Quando pensi a qualcosa che ti spaventa, può essere una decisione da prendere, una situazione incerta, qualcosa che potrebbe andare male, di cosa hai paura esattamente?

Se la tua risposta si aggira su qualcosa come...

Di fallire e non riuscire a rialzarmi.
Di deludere le persone che amo.
Di scegliere la cosa sbagliata e pentirsene.
Di rimanere solo/a.
Di non essere mai abbastanza, qualunque cosa faccia.
Di perdere quello che ho costruito.
Di non sapere chi sono senza quel ruolo, quella relazione, quel lavoro.
Che le cose belle non durino mai.

...allora nota una cosa.

Nessuna di queste è il TUO futuro.

Sono tutte storie che la tua mente ha già scritto sul futuro.

Il futuro è vuoto.

☝🏼Rileggi questa frase.

Non c'è niente lì da temere, ancora.

Hai paura di quello che la tua mente ha già messo nel futuro.

Pensa a come funziona l'ansia. Non arriva quando succede qualcosa. Arriva prima. Quando immagini cosa potrebbe succedere. Quando la mente inizia a costruire scenari, a simulare esiti, a prepararsi al peggio.

Il futuro è vuoto. È la mente che lo riempie.

E lo riempie con quello che conosce, con le sue paure più vecchie, con le ferite più antiche, con le storie che racconta su di te da anni.

Paura e fiducia sono una scelta

Ora considera questo.

La fiducia funziona esattamente allo stesso modo.

Anche la fiducia proietta qualcosa nel futuro, solo che ci mette possibilità invece di tragedia. Bellezza invece di disastro. Un'apertura invece di una minaccia.

Paura e fiducia sono strutturalmente identiche.

Entrambe prendono un futuro che non esiste ancora e ci costruiscono sopra una storia. L'unica differenza è il contenuto.

Non è il futuro a essere pericoloso. È la storia che ci racconti su di lui.

E allora la domanda che mi faccio e che ti invito a farti non è "come faccio a controllare quello che succederà?"

Ma: chi sta scrivendo quella storia? E da quando?

Perché quasi sempre, quella paura non è nuova.

È lì da tempo. Così tanto tempo che a volte non ricordiamo nemmeno da dove viene.

Sappiamo coscientemente che non c'è nessuna tigre nella stanza. Che non c'è nessun pericolo reale. Eppure sentiamo che qualcosa non va. Che c'è qualcosa da cui difendersi.

E allora inizia il lavoro di controllo. Cerchiamo di gestire, prevedere, evitare. Passiamo energie enormi a cercare di rendere il futuro meno incerto.

Ma la vita, per sua natura, è incerta. Lo è sempre stata. Sempre lo sarà.

Quindi prova a sentire quanto pesa, davvero quanto PESA questa guerra continua contro qualcosa che non si può controllare.

Quanta energia consuma ogni giorno cercare di tenere tutto sotto controllo, quando il futuro non ha nessuna intenzione di cooperare.

L'oceano o la pozzanghera

Immagina una barca nell'oceano.

Ha tutto quello che le serve. Può andare ovunque. L'oceano è immenso, pieno di possibilità.

Ma se la possibilità fa più paura del porto sicuro che odi, sorpresa: non parti.

Non è la barca il problema. Non è nemmeno l'oceano.

Ma credere che TU Reader, si proprio tu, debba controllare il mare.

È il rapporto del capitano con l'incertezza.

E questo è quello che vedo spesso nelle persone con cui lavoro.

Hanno consapevolezza, capacità. un lavoro, la possibilità di viaggiare, di costruire qualcosa. Ma c'è sempre qualcosa che non funziona. Sempre qualcosa che non va. Una tensione di fondo che non si riesce a spiegare.

Non è la vita il problema. È il rapporto con quello che non si può controllare.

Non ti prometterò che dopo un certo lavoro non sentirai più ansia. Non funziona così, e chiunque te lo prometta ti sta vendendo qualcosa che non può consegnarti..

La vita è incerta. Le onde ci saranno sempre.

Ma c'è una differenza enorme tra essere travolti da un'onda e saperla attraversare. Tra essere prigionieri di una sensazione e poterci stare senza che ti definisca.

E quella differenza non viene dal controllare meglio il futuro. Viene dal cambiare il rapporto con quello che la mente ci mette dentro.


Reader, ti lascio con una domanda:

C'è qualcosa che ti spaventa da tempo, senza un motivo che riesci a spiegare completamente? Prova a chiederti non "cosa succederà" ma "cosa ha già deciso la mia mente che succederà?"

Lì, in quella risposta, c'è spesso qualcosa di molto più interessante da guardare.

A presto,
Daniele

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