Qualche giorno fa ho visto un video su Instagram che che mi ha fatto pensare (link in fondo)
Il video aveva 2 milioni di visualizzazioni.
E il motivo era semplice, quel che il ragazzo ha ammesso è una sensazione comune.
Racconta che ha 36 anni e che era appena tornato a vivere dai suoi genitori. Che la sua attività era fallita (la seconda in dieci anni.)
Che non aveva soldi.
Che non aveva una compagna, non aveva figli, e non era vicino a nessuna di queste cose.
"È umiliante," diceva. "È solitario. È spaventoso. Ed è senza fine.”
Zero filtri, niente risultati da mostrare, solo la verità di un momento difficile.
Non si chiama confronto.
Quella sensazione; sentirsi indietro la conosco bene. E la sento spesso nelle persone con cui lavoro.
Indietro rispetto a dove dovresti essere a quest'età. Indietro rispetto agli altri.Indietro rispetto a una versione di te che avresti dovuto già diventare.
E la prima cosa che facciamo, quando sentiamo questa sensazione, è guardarci intorno. I social. Gli ex compagni di scuola. Gli amici che si sposano, che comprano casa, che lanciano startup di successo
E non si chiama confronto.
Si chiama già sapere di essere inadeguato, e usare gli altri per confermarlo.
Il confronto in sé non è il problema. Il confronto è neutro, è uno strumento.
Il problema è cosa porta con sé quando lo usiamo.
Se dentro hai già una voce che dice "sono indietro", "non sono abbastanza", "gli altri ce la fanno e io no", quella voce non nasce dal confronto.
Esisteva prima. Il confronto la trova, semplicemente. Le dà le immagini giuste per sembrare vera.È come uno specchio. Lo specchio non mente, ma riflette solo quello che ci porti davanti.
Se ti avvicini allo specchio convinto di essere sbagliato, lo specchio ti mostrerà qualcuno di sbagliato.
Non perché lo sei. Ma perché è quello che stai cercando.
La soluzione
E allora la soluzione sembra ovvia: smetti di guardare lo specchio. Disinstalla Instagram. Smetti di seguire certe persone. Non guardare più cosa fanno gli altri.
Ma c'è qualcosa che non torna in questo ragionamento. Cercare di evitare il confronto ti mette continuamente in confronto.
Quello che cerchi di evitare è esattamente quello a cui ti aggrappi. Ogni volta che ti dici "non devo guardarli", stai già pensando a loro. Ogni volta che ti sforzi di non sentirti inadeguato, stai confermando che l'inadeguatezza è lì, da combattere, da gestire, da tenere a bada.
La voce non sparisce perché chiudi l'app. Trova un'altra strada. Un'altra conferma. Un altro specchio.
Quindi la domanda non è "come smetto di confrontarmi?"
È: cosa credo già di essere, che il confronto continua a confermarmi?
Perché lì, in quella risposta, c'è qualcosa di molto più antico di Instagram. Una convinzione che si è formata molto prima che tu avessi uno smartphone in mano.
Una storia su di te; su chi sei, su cosa meriti, su dove dovresti essere. Costruita pezzo per pezzo, spesso da bambino, e che ora dai per scontata come se fosse la realtà.
Non è la realtà. È la lente attraverso cui guardi la realtà.
E una lente si può togliere.
Il coraggio di arrendersi
Tornando al ragazzo (qui il reel) ha avuto il coraggio di nominare come si sente senza abbellire. Senza aggiungere subito "ma sto imparando tanto" o "ma so che arriverà qualcosa di meglio."
Solo: è così. Ed è difficile.
E in quel momento di onestà, di resa totale come Ulisse nell’Odissea sulla zattera😄, (per chi lo avesse visto) ha smesso di combattere contro quello che stava vivendo.
Quella voce che dice "sono indietro" non dice la verità.
Dice solo quello che hai imparato a credere di te. E finché la combatti, resta. Finché ci stai, la guardi, la riconosci, smetti di darle ragione perde la presa.
Reader, ti lascio con una domanda:
Quando ti confronti con qualcuno e ti senti inadeguato, cosa sta confermando, esattamente, quella sensazione? Cosa credi già di essere, prima ancora di aprire Instagram?
Quella è la cosa da guardare. Non lo schermo.
A presto,
Daniele
🗓Workshop — 17 settembre
Se quello che hai letto ti ha colpito in qualche modo, questa sensazione di essere indietro, di non essere abbastanza, quella voce che non si zittisce, il 17 settembre terrò un workshop sull'ansia.
Non per gestirla. Per capire da dove viene davvero.
Dai un'occhiata → Apri
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